mercoledì 11 marzo 2015

Report dell'incontro "Libere di scegliere: sessualità, maternità e aborto ci appartengono. Difendiamo la legge 194"

D E C I D O    I O
25.2.2015
Circolo ARCI  Le Panche

Primo incontro della seconda edizione dell’iniziativa “DECIDO IO”, promossa ed organizzata da Libere Tutte  in collaborazione con l’ARCI.

Luisa Petrucci di Libere Tutte ha introdotto il tema dell’incontro, Libere di scegliere: sessualità, maternità e aborto ci appartengono. Difendiamo la 194, illustrandolo in relazione al ciclo di iniziative DECIDO IO, il cui filo conduttore è la libertà di decidere - l’autodeterminazione che le donne rivendicano da gran tempo.
Ha quindi evidenziato, a fronte di tale assunto, l’attuale drammatica difficoltà di esercitare il proprio diritto di scelta che le donne incontrano  quando intendono fare ricorso all’IVG  in base  alla Legge 194/78.
Si tratta infatti, nel caso della 194, di una legge largamente non attuata, a causa, principalmente, dell’obiezione di coscienza, prevista dall’art.9, che, presente a tappeto sull'intero territorio nazionale,  con una media del 70% di obiettori, in talune regioni sfiora il 90%.
L'obiezione, così come regolata nella 194 presenta una grave anomalia: gli obiettori sono tutelati dalla legge stessa a disobbedirle. Il personale sanitario può rifiutarsi di eseguire  gli aborti senza dover prestare alcun servizio supplementare.
Un diritto individuale, la libertà di scelta dell'obiettore, passa avanti, in tal modo, a un diritto collettivo, quello della libertà di scelta delle donne e della tutela della loro salute. Anche a livello europeo ci si è accorti di tale contraddizione, come dimostra l’ammonimento formulato l’8.3.2014 dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali - che ha accusato l’Italia di violare i diritti delle donne a cui viene impedito di abortire a causa dell’elevato e crescente numero dei medici obiettori.
Nonostante la legge assegni alle Regioni il compito di controllare e garantire l'applicazione della legge stessa, molte di esse sono inadempienti e quindi agiscono nell'illegalità.
Ulteriore  preoccupazione desta il fatto che l'obiezione di coscienza venga sollevata, in gran parte, dalle giovani e dai giovani: il problema, di conseguenza, si aggraverà tra pochi anni con il pensionamento di molto personale non obiettore.
Tutto ciò ha fatto riemergere  la piaga degli aborti clandestini. E' lo stesso Ministero della Salute che nella relazione annuale del 2014  stima il numero degli aborti clandestini in 20.000 (15.000 praticati da italiane e 5.000 da immigrate).
L'obiezione di coscienza non si ferma all'IVG ma si estende anche alla contraccezione d'emergenza (la cosiddetta pillola del giorno dopo e pillola  dei cinque giorni dopo) considerata pratica abortiva dalle autorità cattoliche.
E' stata scritta  in proposito alla Ministra Lorenzin una lettera - alla quale hanno aderito molte associazioni - in cui si chiede di seguire la posizione assunta dalla Commissione Europea che nel mese scorso ha autorizzato l'uso della pillola dei cinque giorni dopo senza ricetta medica.
Luisa Petrucci ha ricordato inoltre  quanto accaduto al documento dell'eurodeputata Estrela sui diritti sessuali,  riproduttivi e il diritto all'aborto, bocciato anche per “merito” di 6 parlamentari del PD, ed ha auspicato che il documento presentato dall'eurodeputato belga Tarabella (simile per molti aspetti a quello di Estrela) venga approvato dal Parlamento europeo.
Ha infine segnalato l’incidenza del depotenziamento dei consultori, il difetto di educazione delle e dei giovani alla maternità e paternità responsabile e l’esplosione del fenomeno delle baby mamme fornendone i dati riferiti al 2012 (Catania 395, Palermo 433, Napoli 1007) ed ha quindi concluso sottolineando ancora gli attacchi ai diritti sociali, economici e civili in atto e la conseguente necessità di muoversi concretamente. Un esempio di come con l'iniziativa e il movimento si riesca a raggiungere dei risultati lo si è avuto nel  giugno del 2013, quando, chiuso il servizio di IVG all'ospedale di Borgo San Lorenzo, il Coordinamento difesa 194, nato per l'occasione e composto da molte associazioni, esponenti dei partiti e dei sindacati riuscì ad ottenere la sua riapertura e un tavolo di confronto permanente fra la Regione e le associazioni.

In assenza di Maria (Milli) VIRGILIO di GIUd’IT per impegni professionali, Graziella RUMER MORI, ella pure di GIUd’IT oltre che di Libere Tutte, ne ha porto l’intervento come qui riassumiamo:
Milli Virgilio segnala l’attuale vanificazione della Legge 194 e mette in evidenza come, allo stato dei fatti, vada reimpostata la nostra linea di intervento. Le parole d’ordine La legge 194 non si tocca – Difendiamo la legge 194 risultano oggi inadeguate proprio in relazione al processo in atto di “svuotamento” della 194, attaccata non  direttamente in quanto legge, con iniziative legislative e/o giuridiche, ma mediante la sostanziale lesione dell’autodeterminazione femminile, attraverso l’obiezione di coscienza. Le criticità che, oltre all’obiezione, ostacolano l’ attuazione della 194 sono lo scarso utilizzo dell’aborto farmacologico, gli ostacoli alla prescrizione della pillola del giorno dopo e il difetto di educazione alla contraccezione. Dice Milli “la logica difensiva della legge è divenuta oggi insufficiente” e occorre quindi muoverci attivando concrete iniziative.
L’obiezione  comprime i diritti dei soggetti che subiscono la scelta dell’obiettore: le donne ed il personale non obiettore. Con l’obiezione, che non può essere trattata come un diritto privilegiato, senza oneri, viene legittimata l’inosservanza di leggi che tutelano diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti, quali la salute e la libertà di scelta. I doveri vengono prima dei diritti (v. “Doveri costituzionali e obiezione di coscienza” di Federica Grandi - Napoli 2014 -) e, comunque , “il diritto delle donne ad interrompere la gravidanza non ha lo stesso rango di quello del medico ad obiettore perché per la donna è in discussione il diritto alla salute  e la libera scelta sul proprio corpo”…, “non ci può essere bilanciamento perché i professionisti che rivestono funzioni pubbliche, come quella del medico e infermiere, sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali”. Il consolidamento dell’obiezione è arrivato in molti casi a determinare la c.d. obiezione di struttura, del tutto illecita in quanto contravviene al dovere degli enti ospedalieri e delle case di cura autorizzate di assicurare l’espletamento delle procedure e l’effettuazione degli interventi. Allo stato si registra la tendenza a rivendicare a tutto campo l’applicazione dell’esonero dei medici obiettori, arrivando alla pretesa da parte dei farmacisti e dei medici di base di estenderlo alla prescrizione della pillola del giorno dopo. L’obiezione di coscienza dei farmacisti è oggetto di progetti di legge presentati in questa legislatura. E’ in questo panorama che si inserisce l’azione di Zingaretti che nelle sue linee di indirizzo per la Regione Lazio ha prescritto che il personale operante nei Consultori Familiari non può esercitare l’obiezione di coscienza rispetto alle attività di attestazione dello stato di gravidanza  e della richiesta di effettuazione di IVG, nonché alla prescrizione della pillola del giorno dopo. L’immediato ricorso del movimento per la vita  al TAR del Lazio, da questo respinto, ha poi trovato parziale accoglimento in via di urgenza da parte del Consiglio di Stato che ha riconosciuto l’esonero del medico obiettore dall’obbligo di rilasciare il documento, mantenendo quello di prescrivere contraccettivi meccanici e postcoitali. Siamo in attesa della definitiva decisione del TAR.
Milli Virgilio, confermando la propria disponibilità a lavorare con noi, ha indicato  possibili iniziative da promuovere: raccolta dati numerici (per struttura e complessivi) per denunziare illegittime obiezioni di struttura; richiamo alle Regioni al  dovere di controllare e garantire l’attuazione della legge “anche attraverso la mobilità del personale” e sollecito affinché forniscano dati  sugli aborti  spontanei (spesso conseguenti ad aborti clandestini) nonché sui medici - distinti per età-, stante il prossimo pensionamento di molti medici non obiettori; richiesta alle Amministrazioni sanitarie di esporre al pubblico prospetti relativi ai turni ed alle fasce orarie di presenza dei medici non obiettori. Iniziative da discutersi in gruppi di lavoro interdisciplinari  che dovranno attivarsi anche per offrire un servizio di assistenza legale alle donne che, in difetto di applicazione della 194, subiscono danni o rifiuti.


INTERVENTO di Stefania La Rosa (Coordinamento difesa 194)

Nel giugno 2013 a seguito della decisione di chiudere il servizio di IVG (interruzione volontaria di gravidanza) e aborto terapeutico di Borgo San Lorenzo (per centralizzarlo all’IOT di Firenze) si è svolto un presidio davanti all’ospedale di Borgo S. Lorenzo. Durante il presidio è stata promossa una raccolta firme contro la chiusura del servizio.
Nasce da questo brutto episodio il “Coordinamento Difesa 194” per  il mantenimento del servizio di IVG presso tale ospedale e per la corretta applicazione della legge 194/78 in tutta la Toscana. Al Coordinamento aderiscono numerose associazioni e realtà, partiti politici e singole persone. Il Coordinamento - che raccoglie più di 350 cittadine e cittadini e oltre 20 tra associazioni e organizzazioni politiche - si è subito attivato con presidi, incontri, comunicati stampa.
Va detto che in quell’occasione è subito emerso il grave problema dell’obiezione di coscienza anche nella nostra regione. A Borgo infatti su 9 ginecologhe/i solo una/uno era non obiettore. Il Coordinamento ha quindi chiesto l’apertura di un tavolo regionale di confronto con le istituzioni sulla 194.
Tra i dati negativi va ricordata la bocciatura della mozione preparata con le consigliere regionali che avrebbe dato un   indirizzo politico alla Giunta per risolvere le difficoltà causate dall'obiezione di coscienza. La mozione prevedeva, tra le altre cose, l'impegno della Regione a assicurare i parametri di personale per una piena applicazione della legge, tutelando la professionalità del personale non relegandolo esclusivamente ai servizi di IVG (in merito il Coordinamento ha chiesto una verifica dell’Ordine dei medici sui carichi massimi di lavoro per medico). Si chiedeva anche l’istituzione di elenchi di medici obiettori e non obiettori, e che nei curricula di chi partecipava ai concorsi ospedalieri fosse esplicitata la posizione riguardo all’articolo 9 della 194 e di vincolare la scelta per un periodo di almeno tre anni. Altro punto importante:  garantire il servizio anche con  la mobilità del personale obiettore. Purtroppo la mozione è stata bocciata per un solo voto. I punti della mozione sono stati trattati al tavolo. Nell’ultimo incontro  ci è stato detto che non è stato trovato un accordo per problemi di privacy sugli elenchi obiettori/non obiettori ed è stato ipotizzato di creare una sorta di albo dei non obiettori su base volontaria.
Tra gli obiettivi positivi raggiunti abbiamo
·     il mantenimento del servizio a Borgo San Lorenzo;
·     la consegna al Coordinamento dei dati regionali sull’IVG con il dettaglio degli obiettori per struttura sanitaria; dai dati risultano forti sacche di obiezione in alcuni territori, come nella provincia di Massa, Lucca, Arezzo, Pisa, ecc. Stando ai totali ministeriali la Toscana ha una percentuali di obiezione del 55,5%, ma guardando alle nostre tabella ci sono zone in cui le percentuali sono molto  preoccupanti. E’ quindi indispensabile un monitoraggio costante. Il Coordinamento ha chiesto che vi sia una riduzione del personale obiettore non superiore al 50% in ogni struttura.  La Regione si è impegnata a consegnare la rilevazione sull'applicazione della L. 194 entro  il 15 gennaio   e per semplificare la rilevazione ha chiesto un  referente unico  per azienda;
·     l’avvio di una sperimentazione, la prima in Italia, per la somministrazione della RU486 nei consultori è attualmente in atto in quattro alcune  aziende,
·     la presa di posizione dell’Ordine dei medici sulla pillola del giorno dopo (non abortiva ma contraccettiva);
·     la presa in esame della richiesta di potenziamento dei consultori che verrà attuata anche tramite la condivisione di “best practise” sviluppate nelle singole aziende per poterne generalizzare l’uso;
·     l’attenzione all’informazione anche tramite mezzi innovativi (a Pisa se ne sta predisponendo uno per informare sui percorsi di nascita e IVG) e agli orari di accesso nei consultori per renderli fruibili alle giovani generazioni;
·     la necessità di far fronte al  rifiuto della pillola del giorno dopo (stanno seguendo un caso avvenuto in un pronto soccorso);
·     l’impegno a scrivere un verbale condiviso che renda noto i punti trattati e gli impegni presi nel tavolo.

Le rappresentanti del Coordinamento hanno partecipato a numerosi incontri ed eventi e hanno anche portato degli emendamenti al Piano Socio Sanitario in discussione la scorsa estate, proseguendo un lavoro già svolto dalle singole associazioni.
Concludendo il lavoro del Coordinamento è stato molto importante ed utile ed è una buona base per lo sviluppo di un lavoro costante a livello regionale. Il Coordinamento potrebbe anche proporsi come punto di raccolta per le donne per i disservizi rilevati sul territorio in modo da essere anche un riferimento per le donne. Importante è anche il lavoro che si sta svolgendo sul territorio fiorentino con il “Consultorio in piazza” che vede attive molte associazioni che fanno parte del coordinamento e che si propone di portare questi temi fuori dal privato in cui sono stati cacciati negli ultimi anni  e di sensibilizzare sul depotenziamento dei consultori per rilanciare i consultori stessi.


INTERVENTO di Leticia Zenevich: Ben contenta di essere con voi, in rappresentanza dell’organizzazione Women on Waves, consorella di Women on Web, vi parlerò del nostro progetto. La prima fu fondata nel 1999 in Olanda da Rebecca Gomperts partendo dell’idea che è possibile abortire al di fuori di ogni paese che vieti tale pratica, ove ci si trovi a bordo di una nave di un paese nel quale l’aborto sia legale; in tal caso la legge applicabile è quella del paese di appartenenza della nave stessa. La nave porta in giro una mostra di artiste in modo che non sia possibile capire se le donne che vi salgono visitino la mostra o facciano altro.
“Wessel”, un film del 2014, racconta la nostra storia partendo dall’esperienza di Women on Waves in vari paesi ( Polonia, Portogallo, Spagna e Marocco). Le nostre campagne miravano a far crescere in ogni paese la discussione sull’aborto guardando all’autonomia della donna nelle decisioni relative al proprio corpo non solo come a un diritto da rivendicare, ma come ad una parte della vita delle donne “inaccessibile” per lo stato, per la religione o altri attori sociali o politici. La metafora della nave rende bene l’idea della “sovranità” femminile che lo stato non può controllare per legge.
Nonostante il ruolo mediatico da esso svolto, l’uso della nave non rappresenta una modalità sostenibile e Rebecca lo ha sostituito istituendo un servizio di tele-medicina - Women on Web - che consente alle donne di tutto il mondo di fruire di consulenza medica on line. Le donne, via web, formulano domande di ogni tipo, ricevono spiegazioni ed istruzioni ed i medicamenti per abortire vengono loro forniti da un’organizzazione collegata con Women on Web.
Il nostro lavoro non mira solo ad assicurare alle donne la possibilità di accedere ad un aborto sicuro, ma vuole dimostrare che le donne possono esercitare i loro diritti riproduttivi senza l’intervento dello stato e del potere medico, standosene a casa loro.
La “sovranità” che, all’inizio del nostro lavoro, la donna ha dovuto cercare in acque internazionali, ora, con Women on Web, la trova ovunque. Gli stati hanno dei confini, l’autonomia di decisione  sul proprio corpo crediamo di no.
Sarò contenta di parlare con voi per sapere se potremo lavorare insieme.

Luisa PETRUCCI fa presente che Anna POMPILI, componente della FIAPAC ( International Federation for Professional in Abortion and Contraception) e del Coordinamento del Lazio degli operatori di contraccezione e aborto, impossibilitata a presenziare al nostro incontro, ha trasmesso un corposo e significativo intervento scritto che viene allegato al presente resoconto, come Anna ci ha abilitato a fare.

INTERVENTO di Agnese Fusco  (Libreria delle donne - Firenze)

L'autodeterminazione delle donne,filo conduttore della  Libreria delle donne, corre un serio pericolo.
Se è vero che i diritti non sono per sempre: quelli scritti con e sul corpo delle donne sono costantemente in bilico. La legge 194 è sotto attacco. Oltre alle aggressioni di tipo normativo o applicativo,  più subdolo e altrettanto pericoloso è l'attacco di tipo "culturale". L'immaginario collettivo è stato manipolato continuamente, estendendo arbitrariamente il concetto di vita, personalizzando ed esternalizzando il feto, assegnando alla donna il ruolo di contenitore di embrioni, creando un'aspettativa pubblica, rispetto alla gravidanza, di accettazione estatica o, in caso di IVG, di dolore inconsolabile e rimorso perenne. Il ricorso alla pillola del giorno dopo (e simili) viene ferocemente osteggiato, anche perché non provoca sofferenza di tipo fisico, non si vede il sangue ( "il prezzemolo tecnologico"), di conseguenza la donna non "espia" la sua sessualità. Vengono propagandate argomentazioni dissuasive (dall'IVG) di ogni tipo; ultimamente è stata tirata in ballo la SPA (sindrome post abortiva) sulla falsariga della sindrome postraumatica: non abortire,  perché ancora non lo sai, ma poi soffrirai. Vengono santificate le donne morte per portare a termine la gravidanza, creati cimiteri per feti, passano in continuazione, in fascia pomeridiana,  trasmissioni quali: 16 anni e incinta! Unico rimedio: informare, dotare di strumenti critici quante più persone possibile.

A conclusione dell’incontro, ricco di spunti, informazioni e indicazioni, Luisa Petrucci sottolinea che i tempi sono maturi, per dar vita a quel gruppo di lavoro proposto già due anni fa, durante l'iniziativa organizzata da Libere tutte in occasione del compleanno della legge 194, gruppo di lavoro che,  con l’apporto delle  diverse professionalità possa condurre attività di ricerca in ambito medico e giuridico, di  vigilanza e di tutela volte, oltre che all’ottenimento dell'attuazione della Legge 194/78,  ad individuare concreti correttivi delle criticità segnalate nel corso del presente incontro.



    

mercoledì 25 febbraio 2015

Decido io! il programma 2015


venerdì 30 gennaio 2015

Lettera aperta alla Ministra Lorenzin

PILLOLA DEI CINQUE GIORNI DOPO - LETTERA APERTA ALLA MINISTRA LORENZIN 
Alcuni paesi europei inizieranno a febbraio con la commercializzazione libera di EllaOne mentre l'AIFA prende tempo.
Le organizzazioni dei medici e dei farmacisti cattolici hanno già proposto l'obiezione nel caso in cui l'Italia procedesse a dare applicazione alla decisione della Commissione europea.
Le chiediamo di intervenire affinché anche nel nostro paese sia garantita la possibilità di ottenere la pillola dei cinque giorni dopo senza l'obbligo della ricetta.
Chiediamo anche alla Ministra di diffondere laicamente l'informazione dei diritti in tema di contraccezione, compresa quella di emergenza, liberalizzandone la vendita.

LA LETTERA E' APERTA ALLE ADESIONI DI GRUPPI E ASSOCIAZIONI DA INVIARE A <>

Alla Ministra della salute Beatrice Lorenzin
Siamo associazioni e gruppi impegnati nella difesa dei diritti, dell'autodeterminazione delle persone e della laicità dello Stato. Nella fattispecie ci rivolgiamo a Lei per chiedere un Suo intervento perché venga sanata la difficile situazione creatasi dalla scarsa applicazione della legge 194 su tutto il territorio nazionale, a causa dell'aumento dell'obiezione di coscienza, spesso dettata da motivi più opportunistici che etici. Inoltre Le chiediamo di tenere in considerazione la posizione assunta dalla Commissione europea che il 12 gennaio ha autorizzato l'uso del contraccettivo di emergenza, EllaOne, pillola a base di ULIPRISTAL acetato, senza bisogno della ricetta medica. Pochi giorni prima, la Commissione per i Prodotti medicinali Umani aveva espresso il parere secondo il quale il farmaco in oggetto è "un contraccettivo di emergenza usato per prevenire gravidanze indesiderate, se assunto entro 120 ore - appunto cinque giorni - da un rapporto sessuale a rischio e agisce prevenendo o ritardando l'ovulazione". La natura del farmaco elimina la necessità della prescrizione del medico, rende l'accesso più celere e quindi più efficace.
L'Agenzia europea del Farmaco ha sottoposto al voto la sua proposta di autorizzazione alla distribuzione del farmaco senza ricetta, l'Italia ha votato contro. Cioè ha votato contro 11 milioni di donne fertili che nel nostro paese vorrebbero usufruire delle stesse opportunità di gran parte delle donne europee!
Il voto contrario dell'Italia fa ritenere che nel nostro Paese sarà difficile applicare la regola approvata in Europa. Ogni intervento, che in ambito sessuale renda più vivibile, libera e sicura la vita delle donne, in Italia viene bloccato o ritardato.
Alcuni paesi europei inizieranno a febbraio con la commercializzazione libera di EllaOne mentre l'AIFA prende tempo e c'è da aspettarsi che l'attesa sarà lunga, come ogni volta in cui i tecnici parlano di aspetti "eticamente rilevanti".
Le organizzazioni dei medici e dei farmacisti cattolici hanno già proposto l'obiezione nel caso in cui l'Italia procedesse a dare applicazione alla decisione della Commissione europea.
Le chiediamo di intervenire affinché anche nel nostro paese sia garantita la possibilità di ottenere la pillola dei cinque giorni dopo senza l'obbligo della ricetta.
Chiediamo anche alla Ministra di diffondere laicamente l'informazione dei diritti in tema di contraccezione, compresa quella di emergenza, liberalizzandone la vendita.
Firenze, 30 gennaio 2015
Libere Tutte – Firenze,
Prime adesioni:
Unite in rete – Firenze, IREOS, Intersexioni, Laboratorio per la laicità,
Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo, Coordinamento difesa 194, Antropologiche, Artemisia, Il Giardino dei ciliegi, Libreria delle donne, Diritti e Società Toscana, Per un'altra città-Laboratorio politico

sabato 26 aprile 2014

Liber* di essere. Per l'autodeterminazione delle persone con "differenze" nello sviluppo sessuale


Libere tutte e ARCI-Firenze presentano

Liber* di essere. Per l'autodeterminazione delle persone con “differenze” nello sviluppo sessuale

3° appuntamento del ciclo DECIDO IO

martedì 6 maggio 2014 – ore 21.00

circolo ARCI Isolotto, Via Maccari 104, Firenze



Alessandro Comeni, Intersexioni

Michela Balocchi, ricercatrice

Proiezione del film XXY di Lucia Puenzo

Introduce Anna Picciolini, Libere Tutte

domenica 6 aprile 2014

DECIDO IO: Liber* di crescere senza stereotipi

Libere Tutte e ARCI Firenze presentano:

Liber* di crescere senza stereotipi: dalla parte delle bambine e dei bambini

2° appuntamento del ciclo DECIDO IO 
lunedì 14 aprile 2014 - ore 21.00 
Circolo ARCI URL S. Niccolò, via San Niccolò 33r, Firenze

Alessandra Vannoni, Giardino dei Ciliegi
Alice Troise, Gruppo Giovani Glbti* Firenze
Andrea Bagni, insegnante
Paolo Sarti, MEDU (Associazione Medici per i diritti umani)
Stefania La Rosa, Se non ora quando – Firenze

Proiezione del “Progetto Maschio per Obbligo”
e del video "Stereotipi di genere in TV"
Introduce Marcella Bresci, Libere Tutte

mercoledì 5 marzo 2014


lunedì 24 febbraio 2014

mercoledì 29 gennaio 2014

Treno della Libertà




Testo scritto da alcune donne di Pistoia per l'iniziativa dell'1 febbraio davanti al consolato spagnolo. 
L'aria è quella di “Bella ciao”
O Donna ciao!

Una mattina mi son svegliata,
o donna, ciao! donna, ciao! donna, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliata
e ho trovato  i  pro-life.
Devo fuggire, andare via,
o donna, ciao! donna, ciao! donna, ciao, ciao, ciao!
Devo fuggire, andare via,
ché ho paura di morir.
E se io muoio, per un aborto,
o donna, ciao! donna, ciao! donna, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio, per un aborto,
i pro-life  ringrazierò.
Perché abortire, da clandestina,
o donna, ciao! donna, ciao! donna, ciao, ciao, ciao!
Perché abortire, da clandestina,
è una vera crudeltà.
Muore la donna, che non ha scelta
o donna, ciao! donna, ciao! donna, ciao, ciao, ciao!
Muore la donna, che non ha scelta
E viene uccisa dai pro-life.

martedì 14 gennaio 2014

Per un'altra Europa, laica e dei diritti




Comunicato stampa

“Per un’altra Europa, laica e dei diritti”: si intitola così l’appello alla mobilitazione e alla costruzione di una rete europea di donne che parte da Firenze e che si propone di chiamare WOMENAREUROPE. L’appello ha cominciato a girare in rete e ha già raccolto molte adesioni.
Le informazioni per aderire sono su facebook  https://www.facebook.com/womenareurope o sul blog http://womenareurope.wordpress.com/, il modulo per l’adesione si trova all’indirizzo http://goo.gl/EFgIQ3.
Dopo che il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione Estrela, che sollecitava gli stati dell'Unione a sviluppare una legislazione che permettesse ad ogni persona di vivere liberamente la propria  sessualità e di decidere  se interrompere la  gravidanza senza alcun rischio, dopo che il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge che riduce le possibilità di interruzione volontaria della gravidanza, si è sentita da parte di numerose donne,  singole e associate, l’esigenza di reagire.
Ricordando la frase con cui si apriva una manifestazione nazionale di quasi vent’anni fa (Roma, 3 giugno 1995), affermiamo che sulla maternità alle donne spetta “La prima parola e l’ultima”.
La rete che si sta costruendo pone l’accento sulla laicità e sui diritti, con la convinzione che la possibilità di scelta in materia di sessualità e di orientamento sessuale  sia qualcosa che non riguarda solo le donne,  ma costituisca un indicatore di libertà per tutte e tutti.  Propone quindi alle donne europee  di avviare iniziative destinate a sfociare in una manifestazione per il prossimo 8 marzo.

Ringraziamo Anarkikka per averci regalato un bellissimo logo.

13 gennaio 2014

Per aderire: http://goo.gl/EFgIQ3

Se un attacco è a livello europeo, europea deve essere anche la reazione



Se un attacco è a livello europeo, europea deve essere anche la reazione.

WOMENAREUROPE

Con un nome che è veramente tutto un programma parte da Firenze una campagna ambiziosa.
Di fronte alla bocciatura della risoluzione Estrela da parte del Parlamento Europeo e alla proposta di legge del governo spagnolo per la riduzione delle possibilità di interruzione volontaria della gravidanza e di fronte ai crescenti attacchi in Italia alla legge 194, si è sentita da parte di alcune associazioni di donne l’esigenza di mobilitarsi, per una risposta all’altezza del problema.

Il primo atto è stata la redazione di un appello “Per un’altra Europa, laica e dei diritti” con l’invito a  costruire una rete europea delle donne. L’appello ha cominciato a girare in rete: le informazioni per aderire sono su facebook https://www.facebook.com/womenareurope o sul blog http://womenareurope.wordpress.com/, il modulo per l’adesione all’indirizzo http://goo.gl/EFgIQ3.
Al cuore della proposta l’accento sulla laicità, connotato che si ritiene essenziale per l’Europa politica, che deve ancora nascere, e sui diritti, non solo delle donne. Dal punto di vista organizzativo la proposta è quella di una rete di donne, e di una mobilitazione europea per il prossimo 8 marzo.
Le risposte sono state tante, individuali e collettive.
Nello stesso periodo in Spagna ci sono state le prime manifestazioni e sono comparsi in rete altri appelli alla mobilitazione. Con alcune di queste realtà sono già avviati i contatti.
Certo, la maggior parte delle donne sono lucidamente consapevoli che essere periodicamente costrette a difendere la legge sull’aborto, in nome dell’autodeterminazione è oggettivamente un arretramento. Per questo le donne firmatarie e aderenti all’appello “Per un’altra Europa…”ritengono che in un quadro di laicità e di diritti si deve parlare di una più ampia libertà di scelta, che coinvolga tutte le scelte affettive e sessuali, tutte le scelte di vita.
Inevitabile per chi scrive il ricordo di un’iniziativa analoga, quella del 3 giugno 1995, che per iniziativa congiunta del Paese delle Donne e del gruppo romano “Virginia Woolf” promosse una grande manifestazione nazionale a Piazza di Siena, a Roma. Alla testa del corteo due striscioni da leggere in sequenza: “La prima parola e l’ultima”-“ Voci diverse a dirla”. La prima frase era il titolo di un documento del “Virginia Woolf” che entrando nel merito dell’argomento ricorrente, da parte di uomini politici e non, che chiedeva un coinvolgimento maschile nella decisione sull’interruzione di gravidanza, affermava appunto che alla donna spetta la prima e l’ultima parola e che la parola maschile ha un senso nello spazio intermedio, nel dialogo della coppia, se c’è dialogo e se c’è coppia. La seconda frase sottolineava come sul tema andassero nominate e rispettate le differenze fra donne e che il punto unificante era ancora una volta la difesa dell’autodeterminazione e della libertà. Questo approccio è ancora valido oggi.
Il gruppo di donne che oggi promuove la mobilitazione non intende attribuirsi la maternità dell’iniziativa, ma vuole impegnarsi in un processo più ampio (la rete e la manifestazione) con due punti fermi:
si può aderire come donne singole o associazioni, non come partiti o istituzioni;
vogliamo restare semplicemente in rete, non mettere in piedi una nuova organizzazione con gruppi territoriali: la vera sfida è avere un obbiettivo comune, stare insieme pur mantenendo le differenze.
La cadenza dell’8 marzo non è così lontana come potrebbe sembrare. Abbiamo detto che in Spagna e in Francia ci sono già iniziative in atto o in programma e anche in Italia non mancheranno occasioni per cominciare a dare visibilità alla rete: forse basterebbe continuare con le iniziative che (purtroppo) abbiamo avviato anche recentemente in difesa della 194 sottoposta costantemente ad attacchi, primo fra tutti quello dovuto a un interpretazione estensiva e discutibile dell’obiezione di coscienza.

Anna Picciolini, fonte: Il paese delle donne

sabato 28 dicembre 2013

Spagna: si potrà di nuovo morire di aborto


In Spagna il Governo di destra del premier Rajoy ha approvato un disegno di legge che cancella il diritto di scelta delle donne in materia di aborto e riporta il paese indietro di  quasi trent'anni, quando l'interruzione di gravidanza era prevista solo in 3 casi: stupro, malformazione del feto e rischio per la salute della madre. Anzi, si va oltre perché, secondo la nuova normativa, la malformazione del feto può giustificare l'aborto solo nel caso che comporti un rischio concreto per la vita del nascituro.
Si tratta di un atto gravissimo, che, appena confermato dal Parlamento, dove la destra ha una maggioranza schiacciante, porterà ad un ritorno massiccio dell'aborto clandestino, con tutti i rischi per la salute e la vita delle donne che ciò comporta. Le donne che hanno meno possibilità economiche torneranno a rischiare di morire d'aborto e le altre saranno costrette ad andare all'estero per interrompere la gravidanza.
Tutto questo ci riguarda molto da vicino, non solo per la naturale solidarietà con le donne spagnole, di cui viene così calpestato un diritto faticosamente conquistato, ma anche perché quanto accade oggi in Spagna potrebbe avvenire pure in Italia, dove l'attacco alla legge 194 è costante a causa dell'aumento progressivo di un'obiezione di coscienza sempre più diffusa e selvaggia.
Senza considerare che l'ingerenza della Chiesa nel determinare le politiche dei governi italiani non è certo inferiore a quella che si riscontra nel paese iberico.
E' necessaria una mobilitazione di carattere europeo per contrastare l'arretramento spagnolo in tema di diritti civili, una mobilitazione che coinvolga tutte le realtà culturali, sociali, politiche laiche e progressiste.
Il prossimo 8 marzo può essere un primo appuntamento che dia piena visibilità a tale mobilitazione.
Per una Spagna, un'Italia, un'Europa in cui siano rispettati i diritti e si affermi pienamente la laicità dello stato.
Libere tutte – Firenze 27 dicembre 2013

lunedì 23 dicembre 2013

Un'altra Europa: quella che non mette in discussione diritti e laicità

Un grave attacco all'autodeterminazione delle donne è venuto nei giorni scorsi dal Parlamento Europeo, che ha bocciato la proposta di risoluzione con cui la parlamentare portoghese Estrela, a sostegno dei diritti delle donne e delle persone LGBTI, sollecitava gli stati membri dell'Unione affinché sviluppassero una legislazione che permettesse ad ogni persona di vivere liberamente la propria  sessualità e di decidere  se interrompere la  gravidanza senza alcun rischio.
La risoluzione proposta era contenuta in una relazione sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi e si presentava come la logica conseguenza di una lunga serie di dichiarazioni e risoluzioni di organismi internazionali in materia.
Determinante per la bocciatura della proposta è stata l’astensione di sette parlamentari del PD.
In Italia, come sappiamo bene, l'applicazione della legge 194 incontra notevoli difficoltà a causa del progressivo aumento dell'obiezione di coscienza del personale sanitario, favorendo il ritorno all'aborto clandestino. Anche in Toscana il servizio di IVG è a rischio.
Contemporaneamente sta crescendo in Europa, ad opera dei vari Movimenti per la vita, una campagna contro l'autodeterminazione delle donne (sono state raccolte 2 milioni di firme sotto un testo che reclama l'abolizione delle leggi che permettono l'aborto), a cui si può certamente collegare la bocciatura, nel Parlamento Europeo, della proposta di risoluzione Estrela.
Si tratta di un arretramento assai pericoloso rispetto alle posizioni laiche e progressiste: sempre di più la politica si dimostra subalterna alla volontà dei poteri religiosi.
Siamo molto preoccupate e riteniamo, di conseguenza, che occorra intervenire con grande energia e con una forte mobilitazione per difendere la 194 e, più in generale, il diritto all'autodeterminazione in materia di orientamento sessuale e di maternità.

Libere tutte – Firenze


19 dicembre 2013

giovedì 21 novembre 2013

25 novembre e dintorni: tutte le iniziative


25 novembre 2013
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Sciopero delle donne. 


Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Vogliamo che questo giorno sia dedicato a una riflessione di tutte e tutti perché desideriamo fermare urgentemente la cultura della violenza. Ogni due giorni una donna muore uccisa da un uomo, quasi sempre un partner o un ex partner. Il 75% delle violenze si consuma in famiglia o in ambito di relazioni sentimentali. La violenza è la prima causa di morte e di invalidità per le donne fra i 16 e i 44 anni. Una donna su tre ha subito violenza.

La violenza ha le sue radici in uno squilibrio di potere tra i sessi e nel desiderio di controllo e possesso da parte del genere maschile. La violenza è un problema culturale e politico e come tale va affrontato.

Senza risorse economiche è difficile liberarsi dalla violenza: misure repressive e paternalistiche non sono sufficienti.

È necessario che si blocchino i tagli a spese sanitarie e servizi, è necessario garantire il lavoro e la pensione, intervenire con programmi di educazione alla sessualità e alle relazioni sentimentali e, soprattutto, garantire sempre l’autodeterminazione delle donne, la dignità della vita e la libertà dalla violenza.

È necessario che rientri nelle agende politiche, a livello nazionale e locale, un piano preciso di azione che contrasti il fenomeno della violenza maschile nei confronti delle donne: un piano di azione che individui interventi e risorse finanziarie definite e chiare, dando, fra l'altro, attuazione a quanto previsto dalla legge 119/2013 sul trasferimento dei fondi alle regioni e sulla loro destinazione, e cioè il finanziamento delle azioni contro la violenza e dei centri antiviolenza che da anni forniscono sostegno e protezione alle donne vittime di violenza.

Noi scioperiamo per dire basta a tutto questo, perché venga riconosciuta l’importanza del ruolo che le donne svolgono nell'immenso lavoro di educazione, di assistenza, di cura e soprattutto perché venga riconosciuta la necessità di una distribuzione paritaria ed equa fra i generi di questo stesso lavoro che, di contro, ora grava quasi esclusivamente sul genere femminile.

Scioperiamo e invitiamo tutte e tutti a esporre un segno, un filo rosso, una sciarpa, una spilla o un drappo alla finestra.

Artemisia, Coordinamento contro la violenza e sessismo, Coordinamento difesa 194, CGIL Toscana,
Il Giardino dei ciliegi, Libera Toscana, Libere Tutte Firenze, Collettivo Intersexioni, LeMusiquorum, Se Non Ora Quando Firenze
.

Ecco  le iniziative che si terranno in questi giorni al quale invitiamo a partecipare

20 novembre ore 12.00, piazza della Signoria, davanti alla fontana del Biancone, flash-mob promosso da Cesvot: creeremo dei cerchi concentrici che ruotano l'uno in senso opposto all'altro indossando qualcosa di rosso (scarpe, sciarpe, foulard, giacche, accessori, ecc…)

23 novembre ore 9.00, Palazzo Vecchio, "No al femminicidio, il volontariato fiorentino contro la violenza sulle donne. Il volontariato fiorentino contro la violenza sulle donne" Interverranno al convegno anche le  associazioni Artemisia, Coordinamento contro violenza di genere e sessismo, Il Giardino dei ciliegi, Intersexioni, Ireos, Le Mafalde, LeMusiquorum, Libere tutte, Nosotras, Se non ora quando

24 novembre ore 18.00, palestra di San Niccolò, "Per l’eliminazione di ogni violenza contro le donne: riflessione a più linguaggi".

25 novembreSciopero delle Donne (www.scioperodelledonne.it)
 e si invita  tutte e tutti a esporre un segno, un filo rosso, una spilla o un drappo alla finestra. Inoltre:
 
ore 11.00/12.00, piazza Santa Croce, SCARPE ROSSE, iniziativa promossa dallo SPI CGIL. Verranno letti dei brani   elencando le donne vittime di femminicidio del 2013;

ore 17/18.30, Biblioteca di Scandicci, incontro aperto sul tema della violenza di genere e del femminicidio.
 
ore 21.00, Teatro dell'Affratellamento, verrà rappresentato il testo teatrale "Garage".

Vi aspettiamo numerose e numerosi
 

Libere tutte

martedì 29 ottobre 2013

Sul regolamento di polizia mortuaria approvato dal Consiglio Comunale di Firenze

E' stato approvato in Consiglio Comunale il nuovo regolamento dei cimiteri che aveva suscitato, oltre un anno fa, un'accesa discussione ed aveva visto gli interventi delle associazioni di donne, tutti contrari alla proposta della Giunta, con cui veniva introdotto uno spazio cimiteriale apposito per i feti.
Ciò aveva dato luogo ad una pausa di riflessione.
Rileviamo che, se da un lato tale pausa è servita a espellere dal testo proposto dalla Giunta la citazione esplicita dello spazio cimiteriale destinato a “prodotti abortivi e prodotti del concepimento”, resta il fatto che la sepoltura dei feti, a cui un comma del regolamento comunque si riferisce, viene istituzionalizzata.
Rimane quindi un forte elemento simbolico che prelude al riconoscimento dei feti come persone e tende a colpevolizzare le donne che intendono interrompere una gravidanza.
La legge già prevede che chi vuol procedere alla sepoltura del feto lo possa fare.
Ogni sottolineatura regolamentare di tale possibilità non può che assumere un valore simbolico: un chiaro attacco alla legge 194.
Per questo riteniamo sbagliata la decisione assunta dal Consiglio comunale e riaffermiamo la nostra volontà di difendere con forza la legge 194, l'autodeterminazione delle donne, la laicità delle istituzioni.


Libere tutte, Il Giardino dei ciliegi, LeMusiquorum, Il Laboratorio per la laicità, Se non ora quando – Firenze, Coordinamento difesa 194, Intersexioni, Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo, Ireos

29 ottobre 2013