lunedì 14 maggio 2012

Sulla "Marcia per la vita" del 13 maggio


Roma 13 maggio: una manifestazione contro le donne 

La conclusione dell’articolo di Eleonora Martini (Il Manifesto 13.5.2012 – Croce celtica e raduno anti-aborto) “ il manganello e l’aspersorio di nuovo in marcia insieme”, ben si attaglia a quanto andremo a precisare come “LIBERE TUTTE“, associazione fiorentina che opera da anni avendo quali propri fini la promozione e la difesa dell’autodeterminazione, della laicità dello Stato e del pieno esercizio dei diritti civili.
Quanto accaduto a Roma in occasione della “marcia per la vita” cui fa riferimento il menzionato articolo, altro non è che la riproposizione di un assunto da sempre presente nella campagna condotta contro l’applicazione della Legge 194/78. All’epoca del referendum che ne sancì la validità, Carlo Casini, sostituto procuratore presso il Tribunale di Firenze, intervistato dall’Espresso a proposito della sua scelta in ordine ai due referendum sulla 194, promossi dal Movimento per la vita, disse che avrebbe votato per quello più restrittivo (per l’ammissione dell’aborto solo in caso di pericolo di vita della donna). Alla domanda: “E così vuole ricacciare indietro le donne, in prigione?”, rispose: “Sulla sanzione si può discutere, sull’autodeterminazione no.”.
Punto centrale, la negazione dell’autodeterminazione della donna.
Sempre a Firenze, nell’anno dell’approvazione della legge -1978 – l’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Benelli, nella propria omelia della vigilia di Natale in Duomo, ebbe a dire che la Legge 194 “ è un bubbone infetto e deve essere sradicata dall’ordinamento giuridico e dal corpo sociale italiano..”.
Compaiono oggi, a oltre trent’anni di distanza, le medesime affermazioni e le medesime rappresentazioni rozze e terrificanti. Vedi la croce che alla manifestazione recava appesi numerosi “feti”, o l’immagine di un feto (foto intrauterina ?) con la quale Militia Christi invita a partecipare al comitato per l’abrogazione della 194.
Tornando sempre a Firenze, è dello scorso marzo la proposta inoltrata dalla Giunta comunale al Consiglio per un “ Nuovo regolamento dei cimiteri”, nella quale si introduce un comma che prevede la realizzazione di uno spazio specifico, all’interno degli ambiti cimiteriali, per “i prodotti abortivi ed i prodotti del concepimento”. A tale iniziativa LIBERE TUTTE reagì segnalando la grave ferita ai diritti delle donne, colpevolizzate in quanto responsabili della morte dei bambini mai nati cui dare sepoltura, e chiedendo l’eliminazione di tale comma che contrasta con lo spirito laico che dovrebbe ispirare sempre l’azione del Comune di Firenze. Azione che, in questo caso, trovò il plauso di organizzazioni di stampo fascista, pubblicamente espresso e sottolineato da un blitz notturno nel corso del quale i consultori presenti nel territorio fiorentino furono circondati con “strisce” solitamente usate per delimitare luoghi di episodi delittuosi.
Alla “marcia per la vita” ha dato la propria formale adesione l’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Betori, che alla recente cerimonia di investitura a tale ruolo ha avuto la presenza del Gonfalone del Comune di Firenze, per personale iniziativa del Sindaco della città.
Alla marcia, oltre a quella del Sindaco Alemanno, è stata presenza di rilievo quella di Olimpia Tarzia, la consigliera della Regione Lazio che ha presentato la proposta di legge regionale per la “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”. Proposta la cui articolazione è spiccatamente incentrata su una serie di strumenti volti a confliggere con l’autodeterminazione della donna e a disincentivarla ricordando alla donna medesima “il suo dovere morale di collaborare nel tentativo di superare le difficoltà che l’hanno indotta a chiedere l’interruzione volontaria della gravidanza”. Richiesta di collaborazione che suona come un insulto nei confronti della donna e interferisce con il suo diritto di scelta.
Vi è un filo tenace e pericoloso che lega i vari punti che abbiamo toccato.
Il massiccio appoggio delle gerarchie ecclesiastiche, la cassa di risonanza da parte delle forze più retrive di estrema destra, l’indebito apporto di pubblici amministratori che male interpretano il ruolo che esercitano, rappresentano infatti un elemento di pericolo che impone una rinnovata e più efficace vigilanza alla quale richiamiamo chi, come noi, si riconosce in uno Stato laico, rispettoso dei principi costituzionali, e persegue il fine dell’osservanza e della miglior applicazione di una legge dello Stato medesimo.
La Legge 194 non si tocca !

LIBERE TUTTE - FIRENZE

Firenze, 17 maggio 2012

mercoledì 2 maggio 2012

“Diversi. E allora?” – La politica e la società contro la violenza razzista

illustrazione di Francesco Chiacchio
(omaggio a Mario Mariotti, elaborazione da D La Repubblica delle donne)

Il 12 e 13 maggio 2012 a Firenze, partiti, movimenti e associazioni si ritrovano insieme per un grande convegno sul razzismo: “Diversi. E allora?- La politica e la società contro la violenza razzista”.
Studiosi, artisti, amministratori pubblici e volontari impegnati sui territori analizzano le cause dell’odio xenofobo, omo-transofobico, antisemita, sessista e illustrano gli strumenti culturali e legislativi con cui è possibile fronteggiarlo.
“Diversi. E allora?” è anche un momento di confronto ed elaborazione di idee e progetti da mettere a disposizione della società e della politica: otto workshop di approfondimento, per crescere in una cultura antirazzista, laica e egalitaria.

venerdì 27 aprile 2012

MAI PIU’ COMPLICI

Libere Tutte aderisce al Comunicato diffuso oggi da Snoq Comitato Nazionale, Lipperatura, Lorella Zanardo.

Comunicato stampa.
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle.
Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza.
Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace accettare la loro libertà.
E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.
Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.
Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne

venerdì 16 marzo 2012

Sulla proposta di nuovo regolamento dei cimiteri

La Giunta Comunale di Firenze, nella proposta di "nuovo regolamento dei cimiteri" inoltrata al Consiglio, introduce un comma che prevede la realizzazione di uno spazio specifico, all'interno degli ambiti cimiteriali, per i "prodotti abortivi ed i prodotti del concepimento".
E' grave, che, sotto la forma di una normale norma burocratica, si concretizzi un attacco alla legge 194, con il feto che diventa persona.
Si tratta di una grave ferita ai diritti delle donne, che vengono così colpevolizzate in quanto responsabili della morte dei bambini mai nati ai quali si dà sepoltura.
Chiedere ad una donna che sta per abortire se vuole o meno seppellire il proprio feto costituisce una vera e propria tortura psicologica, che interferisce crudelmente, in un momento particolarmente doloroso e difficile, con il diritto di scelta.
Siccome l'attacco diretto alla legge 194 risulta impopolare, si ripiega, seguendo le indicazioni delle autorità ecclesiastiche, su un accerchiamento, di cui sono parte l'estensione dell'obiezione di coscienza, che mette a rischio l'applicazione stessa della legge, ed interventi, dal valore altamente simbolico, come la realizzazione di spazi cimiteriali per i feti.
Libere tutte chiede alle consigliere ed ai consiglieri comunali di eliminare questo comma, che contrasta con lo spirito laico che dovrebbe ispirare sempre l'azione del Comune di Firenze.

lunedì 5 marzo 2012

Alla figlia 12 enne di Nasrin Sotoudeh avvocata e difensore dei diritti umani è stata negata la visita alla madre in carcere

Riportiamo dal blog Campagna di un milione di firme la testimonianza di Reza Khandan, marito di Nasrin Sotoudeh, apparsa anche sulla sua pagina Facebook:

"Dal Facebook di Reza Khandan marito di Nasrin Sotoudeh, avvocata e difensore dei diritti umani in carcere in Iran:
Cosa fareste se, dopo molto tempo e tanta energia e preparazioni, prendete i due bambini e portate a visitare la loro madre, dietro le sbarre (la madre che è in carcere senza un motivo giusto da 18 mesi e a lei non è stata mai concesso un momento di congedo dalla carcere) e alla mia figlia di 12 anni con l'uniforme della scuola, che è senza dubbio accettabile dal codice islamico del Hijjab in Iran, viene negata la visita insieme al suo fratellino? Perché la guardia carceraria sostiene che suo abbigliamento non è conforme con il codice islamico! Che cosa fareste se vostra figlia e suo fratellino di 4 anni in questa età cosi tenera vengono costretti a spendere trenta minuti nella parte esterna e nel freddo estremo della zona della prigione di Evin e le piante e i dolori dei bambini e lo stress causata dal tutto a me . Che cosa avreste fatto ?

Reza Khandan 22 febbraio 2012"

martedì 28 febbraio 2012

lunedì 27 febbraio 2012

1° marzo manifestazione antirazzista


Libere Tutte aderisce alla manifestazione antirazzista del 1° marzo a Firenze, ritrovo in piazza Santissima Annunziata alle ore 16.

sabato 25 febbraio 2012

Legge 188: la petizione


Invitiamo tutte e tutti a firmare la petizione on line per il ripristino della legge 188 contro le dimissioni in bianco.

lunedì 20 febbraio 2012

188 per la 188: l'iniziativa a Firenze



Il 23 febbraio mobilitazione nazionale contro le dimissioni in bianco. A Firenze ci troveremo sul Ponte Vecchio alle ore 19 per distendere lo striscione
"DIMISSIONI IN BIANCO - IO NON FIRMO"
Prima verrà consegnata da una delegazione di donne in Prefettura la lettera inviata al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato,alla Ministra Elsa Fornero, alle parlamentari di Camera e Senato con la quale viene richiesto un intervento legislativo urgente ed efficace contro il fenomeno delle dimissioni in bianco.
La consegna averrà in tutte le Prefetture della Toscana e di Italia.

sabato 18 febbraio 2012

188 donne per la 188

Il 23 febbraio in tutta Italia avrà luogo una mobilitazione per il sostegno all'appello “188 donne per la 188” contro le dimissioni in bianco, per chiedere norme che prevengano e contrastino l'abuso nei confronti di giovani lavoratrici e giovani lavoratori al momento dell'assunzione.

A Firenze organizzeremo, in tale data, un'iniziativa le cui modalità vi faremo sapere al più presto.

domenica 12 febbraio 2012

Educazione sessista


illustrazione da un libro di testo


“Esiste una casa dove si lavano i pavimenti alle nove di sera? Sì, la nostra. Papà e io ci stiamo riposando in poltrona davanti al televisore e all’improvviso compare lei, con il grembiul
e, il secchio e lo straccio, e ci ordina di tirare su i piedi per poter lavare sotto. Si mette a ginocchioni e sfrega il pavimento”.
(da un libro di testo per la scuola primaria)

UOMINI SULLA LUNA...DONNE IN GIARDINO O IN CUCINA
BAMBINO INTRAPRENDENTE E AUTONOMO...BAMBINA BELLA E VANITOSA
Sono questi i nostri modelli di riferimento? Gli stereotipi femminile/maschile da dove derivano ?

Anche i libri di testo ci parlano di questo: partendo da qui vogliamo riflettere sui modelli maschili e femminili che vengono trasmessi in modo acritico dalla famiglia e dalla società (giornali, televisione etc.)
Ne parliamo con Irene Biemmi, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Firenze, autrice del libro “Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari “ e con “Libere Tutte”, una rete che unisce associazioni impegnate per l’affermazione dei diritti delle donne.

Il Consiglio di Istituto invita genitori e insegnanti

venerdì 17 febbraio 2012 alle ore 21.00
presso l'Istituto Comprensivo“Piero della Francesca”
via Bugiardini, 25 - Firenze

ATTENZIONE: L'INIZIATIVA E' RIMANDATA
PER CAUSE INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONTA'

giovedì 15 dicembre 2011

Contro la violenza razzista solidarietà e risposte concrete


Libere tutte di Firenze esprime solidarietà alla comunità senegalese così duramente colpita dalla violenza criminale razzista e aderisce alla manifestazione di sabato 17 dicembre promossa dal Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana.

Libere tutte - Firenze

Pubblichiamo a seguire l’appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana

“I nostri fratelli Mor Diop e Samb Modou sono stati assassinati e Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike gravemente feriti da una mano armata dall’odio xenofobo, lucido e determinato. Tutti sono vittime della manifestazione estrema di un razzismo quotidiano che umilia sistematicamente la nostra dignità.

La strage del 13/12 a Firenze necessita di una risposta ampia e plurale, che esprima lo sdegno per i barbari assassinii e la ferma volontà di operare concretamente perché simili fatti non si ripetano. E' necessario che non ci si limiti all'abbraccio solidale verso la nostra comunità colpita ed alla partecipazione al nostro dolore solo per un giorno.

Occorre andare più a fondo e individuare tutte e tutti insieme come si è costruito nel tempo il clima che rende possibile l'esplodere della violenza razzista come è avvenuto il 13 dicembre a Firenze e solo due giorni prima a Torino con il pogrom contro un insediamento Rom. Bisogna interrogarci su come siano stati dati spazi, per disattenzione e/o per complicità, ai rigurgiti nazi-fascisti di gruppi come Casa Pound, quale ruolo abbiano avuto in questa escalation non solo i veleni sparsi dalle forze "imprenditrici" del razzismo, ma anche gli atti istituzionali che, a livello nazionale e locale, hanno creato, in nome dell'ordine e della sicurezza, discriminazioni e ingiustizie.

Chiediamo l’impegno di tutte e tutti per cambiare strada, intervenendo sul piano culturale e della formazione del senso comune, promuovendo il rispetto della dignità di ogni persona.

E’ necessario avere come punto di riferimento costante il riconoscimento dei diritti sociali, civili e politici delle persone immigrate, dei rifugiati e richiedenti asilo e dei profughi, eliminando i molti ostacoli istituzionali che contribuiscono a tenere in condizione di marginalità la vita di molti migranti in Italia.

Occorre dare piena applicazione al dettato costituzionale e alle leggi ordinarie che consentono la chiusura immediata dei luoghi e dei siti come Casa Pound, dove si semina l'odio e si incita alla violenza xenofoba.

Bisogna che tutte le energie positive, che credono nella costruzione di una città e di un Paese della convivenza e della solidarietà, si mobilitino unite per fare barriera contro l'inciviltà, il razzismo, l'intolleranza.

Nel 1990 Firenze fu teatro di spedizioni punitive contro gli immigrati e vi fu una reazione popolare, che dette luogo ad una grande manifestazione di carattere nazionale.

Facciamo un appello rivolto a tutte le persone di buona volontà, nella società e nelle istituzioni, ad unirsi a noi, in una manifestazione ampia, partecipata, pacifica, non violenta e contro la violenza, di carattere nazionale.

Una manifestazione che segni una svolta e l'inizio di un cammino nuovo, onorando le persone uccise e ferite in quella tragica giornata e capace di affermare in modo inequivocabile: mai più atti di barbarie come la strage del 13 dicembre.

L’appuntamento è a Firenze sabato 17 dicembre alle ore 15, partenza da Piazza Dalmazia, arrivo Piazza Santa Maria Novella

Per adesioni: perMorperModou@gmail.com

Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana

martedì 22 novembre 2011

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne a Firenze

qui sopra volantino scaricabile per diffusione! clicca tasto destro e salva immagine con nome

L’indignazione è il nuovo spettro che si aggira per l’Europa e che si dirige in primo luogo contro lo strapotere della finanza. Per passare alla costruzione di un’alternativa, l’indignazione deve trasformarsi in volontà di lotta e in capacità di unificazione dei diversi movimenti su obiettivi e strategie comuni. Abbiamo bisogno di tutta la nostra forza e di tutta la nostra intelligenza: abbiamo bisogno di condividere saperi e analisi della realtà.

Ma la crisi in atto, con l’attacco che comporta alle condizioni di vita di tutti e tutte, non può farci dimenticare il problema della violenza maschile contro le donne, insita nel dominio patriarcale che permea di sé spazio privato e spazio pubblico. Le politiche governative per uscire dalla crisi inoltre, tagliando in maniera indiscriminata servizi e strutture di assistenza, colpiscono pesantemente i Centri che accolgono le donne vittime di violenza.

Per questo, collegandoci al percorso delle

LEZIONI IN PIAZZA

PER UN'ALTRA RISPOSTA ALLA CRISI

Libere Tutte organizza
Venerdì 25 novembre
Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
ore 17.30-19.00
Firenze, Piazza dei Ciompi, Loggia del Pesce


Lezioni (brevi) di:

Anna Bainotti - Associazione Artemisia - centro antiviolenza Firenze

La violenza maschile contro le donne: succede quando nessuno vede

Elodie Migliorini e Valentina Castelli - Associazione Artemisia – centro antiviolenza Firenze Gli stereotipi nelle relazioni e la violenza

Proiezione video

Canzoni di lotte del gruppo Musiquorum

Introduzione, coordinamento e allestimento dell’aula a cura di Libere Tutte

mercoledì 16 novembre 2011

A rischio l'applicazione della L. 194. Lettera aperta al Presidente Rossi

Aumenta l'obiezione di coscienza: a rischio l'applicazione della legge 194.
Lettera aperta al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi

Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
All’Assessora al Diritto alla Salute Daniela Scaramuccia
All’Assessore al Welfare ed alle Politiche Sociali Salvatore Allocca
Al Presidente della IV Comm. regionale Sanità e Politiche sociali Marco Remaschi
Alla Presidente della Comm. Pari Opportunità Teresita Mazzei
Al Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze Antonio Panti

indirizziamo la presente lettera aperta per segnalare quanto segue:

Riemerge a livello nazionale la problematica relativa alla piena applicazione della Legge 194/78, con particolare riguardo al progressivo rilevante aumento della obiezione di coscienza che, dai dati di più recente rilevazione, risulta avere superato il 71% dei medici che esercitano la professione nelle strutture pubbliche.
Considerato il costante incremento del fenomeno, l’attuale esiguo numero di medici non obiettori (si parla di 150) e la previsione di pensionamento in relazione all’età degli stessi, è più che giustificato il diffuso timore che nell’arco del prossimo quinquennio la pratica dell’IVG, nelle forme di legge, rischi di incontrare ostacoli obiettivamente insormontabili, ove non si ricorra ad un adeguato rimedio, appunto, degli esiti dell’obiezione di coscienza.
E’ su questo tema che la rete di Associazioni Libere Tutte intende richiamare l’attenzione delle Autorità in indirizzo affinché vengano promosse fin d’ora iniziative atte a scongiurare che la donna in età fertile venga di fatto privata del diritto di accedere all’IVG, nella piena tutela del suo diritto alla salute ed all’autodeterminazione. Si rileva uno squilibrio tra il diritto all’obiezione delle operatrici e degli operatori sanitari e il diritto della donna alla piena e tempestiva applicazione della legge.
Lo spauracchio del riflusso nella clandestinità va eliminato fin da subito.
Abbiamo letto con apprensione il rapporto del recente convegno nazionale dell’AIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione della 194) e, pur riconoscendo che nell’ambito della nostra Regione la risposta all’applicazione della legge mantiene, rispetto ad altre Regioni, livelli abbastanza accettabili per l’utenza, non possiamo non segnalare la difficoltà incontrata nel tempo dai pochi medici non obiettori nella loro pesante quotidiana routine professionale.
Mancano comunque dati precisi in relazione all’interruzione della gravidanza tramite la somministrazione della RU 486, alla c.d. “pillola del giorno dopo” per la contraccezione d’emergenza ed alla tempestività o meno degli interventi.
Nell’immediato, e lo chiediamo, è necessario istituire un numero verde a cui le donne possano rivolgersi nei casi in cui si verifichino ritardi e inadempienze nell’applicazione della legge.

Sempre con attinenza alla maternità, dal nostro punto di osservazione, abbiamo avuto svariate occasioni di misurarci con il problema della parto-anelgesia.
Al riguardo avemmo a suo tempo assai positive segnalazioni circa la tecnica adottata presso l’Ospedale di Careggi, con la quale, mediante modestissimo impiego di oppiacei ( nella specie “remifentanest”), veniva consentito alla donna che ne faceva richiesta di partecipare attivamente al parto naturale, in una pressoché “naturale” assenza di dolore.
Ciò è quanto abbiamo recepito dal contatto con le donne che ne hanno fatto esperienza. Ci consta che attualmente tale pratica è stata dismessa e che, sia a Careggi che in altri ospedali fiorentini e non in tutti, ove richiesto, è possibile fare ricorso alla sola analgesia mediante peridurale; tecnica invasiva e non scevra di rischi che, peraltro, trova limiti di impiego a seconda dei soggetti.
Anche su tale problematica, che pure sottoponiamo all’attenzione di chi ci legge, vorremmo avere informazioni circa le ragioni della dismissione della parto-analgesia con oppiacei, che tanto favore aveva incontrato in chi l’aveva sperimentata, nonché circa la possibilità di reintrodurla.

Ringraziando per l’attenzione chiediamo quindi un sollecito incontro nel quale verificare insieme le soluzioni e le iniziative praticabili.

In prospettiva chiediamo venga istituito un tavolo regionale di confronto fra i vari soggetti, istituzionali ed associativi, che si occupano dei temi segnalati.

Salutiamo cordialmente


Firenze, 16 novembre 2011 Libere Tutte

mercoledì 9 novembre 2011

Perché il 25 novembre non sia solo una ricorrenza

Libere tutte aderisce, ed invita ad aderire, all'appello lanciato da Lea Melandri e Maria Grazia Campari relativo al 25 novembre - giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne

Appello: perché il 25 novembre non sia solo una ricorrenza


Violenza di genere: dal privato alla sfera pubblica


Il problema della violenza maschile sulle donne - in particolare quella che avviene in ambito domestico (maltrattamenti, stupri, persecuzioni, omicidi, ecc.) - è stato, negli ultimi sei anni, al centro di grandi manifestazioni nazionali, oggetto di dibattiti, appelli, documenti, ricerche, iniziative cittadine, da parte delle componenti più varie dell’impegno femminile. Il fenomeno, come apprendiamo purtroppo dalle cronache quotidiane, non è diminuito, anzi, è aumentato sommandosi alla violenza omofobica contro la libertà di scelta sessuale, mentre è invece inspiegabilmente scomparso dall’agenda del movimento delle donne nel momento stesso in cui stanno per essere chiusi, per mancanza di finanziamenti, alcuni centri antiviolenza.

Senza aspettare che sia la ricorrenza del 25 novembre a ricordarcelo, è perciò necessario che il tema venga ripreso e affrontato per la gravità che riveste e l’ampiezza delle implicazioni, private e pubbliche, che vi sono connesse.

Nella speranza che il movimento nato dalle piazze del 13 febbraio non voglia attestarsi soltanto su posizioni rivendicative, cancellando il mutamento profondo che dagli anni ’70 in avanti il femminismo ha portato alla concezione tradizionale della politica, è importante perciò che, prima di definire un’agenda fatta di obiettivi, proposte specifiche, articolate su diversi piani, si faccia chiarezza sulle interpretazioni che hanno impedito finora di affrontare in tutta la sua complessità e ambiguità una violenza che sembra legata fatalmente alle vicende più intime del rapporto tra i sessi (sessualità, amore, maternità, affetti familiari):

1. la lettura in chiave di devianza o patologia individuale, e non come residuo dell’antico potere patriarcale di vita e di morte su donne, schiavi e figli;

2. l’uso in chiave sicurezza pubblica e di conflitto di civiltà, cioè contro i costumi barbarici di questo o di quello ‘straniero’;

3. l’idea che si possa arginarla con politiche di tutela familiare, senza tener conto che sono proprio i vincoli familiari a tenere ambiguamente confuse protezione e aggressività.

Un altro passaggio importante è non isolare la violenza nelle sue forme manifeste da quella che passa e si perpetua invisibile attraverso la cultura maschile dominante -istituzioni, saperi, linguaggi, habitus mentali, norme morali, mezzi di comunicazione, ecc.- , una rappresentazione del mondo che le donne stesse hanno, loro malgrado, interiorizzata e fatta propria. Rientra nella violenza simbolica o culturale anche la difficoltà a vedere il rapporto di potere tra uomo e donna per la valenza politica che ha in sé, per cui persiste la tendenza a porlo come “questione femminile”: le donne viste come un gruppo sociale omogeneo, portatore di uno “svantaggio” storico da colmare, o di un “talento” da valorizzare quanto merita. In altre parole: un sesso debole da tutelare, o una risorsa salvifica, una visione tutta interna alle “differenze di genere” così come sono arrivate fino a noi, le stesse sulla base delle quali è avvenuta la divisione tra privato e pubblico, la complementarizzazione e la subordinazione del ruolo femminile a quello maschile.

L’identificazione della donna con il corpo, la funzione sessuale e riproduttiva, e quindi la sua cancellazione come persona, è la ragione prima della sua esclusione dalla polis, ma a sua volta, è la violenza implicita in questa privazione di spazi essenziali di spazi di libertà e di potere decisionale ad avere pesanti ricadute negative sulla vita delle donne: dai gesti quotidiani di disvalore alla persecuzione violenta di quelle che tentano gesti di autonomia.

Misure efficaci

Lo svantaggio sociale femminile cristallizzato nella famiglia tradizionale è all’origine della violenza maschile che alligna nel privato e si espande nel pubblico anche grazie alla mercificazione mediatica del corpo femminile, usato come elemento eccitante di promozione vendite in senso lato.
Lo svantaggio politico percepibile in una democrazia a-partecipata e monosessuata determina il quadro e lo completa.
Ecco perché la violenza sessista, anche domestica, non può mai essere un fatto privato, ma è un’indecenza pubblica che le istituzioni non possono ignorare o mistificare attraverso la scorciatoia dell’utilizzo del diritto criminale come risposta esclusiva o preponderante.

A ben altri livelli occorre agire per sradicare questo grumo di violenza ancestrale, sedimentato nell’immaginario maschile, che va contrastato a partire dai primissimi messaggi che i bambini ricevono dalla famiglia, dalla scuola e dalla società.
Le misure suggerite dall’esperienza ben più seriamente strutturata in altri Paesi europei (vedi Legge spagnola del 2004) partono appunto da un piano di acculturamento e sensibilizzazione fin dalla prima infanzia per il cambiamento delle relazioni fra donne e uomini, in ogni contesto del vivere associato.

Si sviluppano attraverso piani scolastici multilivello e una legislazione onnicomprensiva che evidenzia l’origine sessista e discriminatoria della violenza contro le donne e la previene attivamente, contrastando esclusioni e pregiudizi.

Si concretano attraverso una vigilanza costante e un monitoraggio dei risultati, attivando interventi correttivi e provvidenze pubbliche adeguate.

Prevedono, oltre alla visibilità del problema, ritenuto di interesse generale, ruoli attivi delle istituzioni pubbliche centrali e locali, gravate delle connesse responsabilità.


Proposte iniziali

In concreto, sull’esempio di ciò che si fa in altri Paesi, pensiamo si debba promuovere un piano nazionale di sensibilizzazione e prevenzione della violenza di genere, incentrato su specifiche iniziative, tra cui qui citiamo:

· un programma di educazione/formazione sull’esercizio di diritti e obblighi uguali fra maschi e femmine nell’ambito sia privato che pubblico che si sviluppi fin dal livello scolastico elementare;

· il lancio di campagne pubbliche di sensibilizzazione contro gli stereotipi dei ruoli familiari femminili;

· la promozione di azioni positive per la eguaglianza di genere in tutti i campi del vivere associato (politico, economico, culturale), da rispettare rigorosamente (e la cui inosservanza venga sanzionata);

· il reintegro dei fondi incredibilmente sottratti ai Centri antiviolenza e alle Case delle donne, fondi che andrebbero al contrario aumentati per rafforzare le équipe che vi operano con varie professionalità a collaborazione integrata;

· l’istituzione di un Osservatorio indipendente di monitoraggio sui diritti delle donne e di vigilanza sui mezzi di informazione e pubblicità, a garanzia di un trattamento conforme ai valori costituzionali e alla dignità personale delle donne.


Riteniamo dovere principale di tutti gli schieramenti politici e dei singoli che si candidano per ruoli istituzionali in Italia e in Europa l’elaborazione e il perseguimento concreto di un piano integrato per la soluzione di questa incancrenita piaga sociale. Ma quel che ci preme di più è la presa di responsabilità da parte di tutte le donne impegnate in un ruolo istituzionale: a loro chiediamo esplicitamente di proporre, seguire e curare a ogni livello le misure necessarie a questa improrogabile svolta di civiltà.

Anche su questa base, che intendiamo verificare nelle fasi di ideazione e di realizzazione, si decideranno le nostre scelte politiche future.

Lea Melandri Maria Grazia Campari

Associazione per una Libera Università delle donne di Milano